Lo Stato ci vieta di vivere da poveri e ci costringe alla miseria

Lo Stato ci VIETA di vivere da poveri.

Vogliamo una macchina vecchia e rumorosa? Non possiamo comprarla perché ci dobbiamo pagare sopra tasse e bollo e manutenzioni obbligatorie. Ovviamente tasse stellari perché l’auto è vecchia e quindi inquina ed è cattiva. Senza contare gli incentivi alla rottamazione, dove lo Stato invita i ricchi a rottamare auto perfettamente funzionanti per potersi comprare l’auto nuova… con i soldi delle tasse dei poveri!

Vogliamo affittare un appartamento a prezzi decenti? Impossibile perché l’affitto comprende sempre le tasse. Inoltre il proprietario deve pagare anche le tasse sulla casa. Quindi è impossibile trovare affitti a prezzi bassi.

Vogliamo lavorare solo 4 ore al giorno? Non possiamo perché lo Stato obbliga di fatto i datori di lavoro a darci più ore, ad assumerci ad un certo punto e a pagare tasse salate su ogni dipendente. Non possiamo nemmeno negoziare condizioni di lavoro particolari, di qualunque tipo, perché gli accordi sono bloccati da sindacati e contratti collettivi nazionali.

E vogliamo parlare delle tasse su ogni piacere? Vogliamo goderci una sigaretta o un po’ di alcol? Niente da fare, tasse e ancora tasse. E presto vedrete che ci sarà la tassa anche sul panino e nutella, per il troppo zucchero.

Ma ovviamente le tasse ci sono su tutto. Se ho la corrente in casa non pago mica solo la corrente. Pago la corrente, e pago il canone RAI, e tante, tantissime accise. Stessa cosa su acqua, spazzatura (monopolizzata), gas, telefono. Tasse sui computer, tasse sugli elettrodomestici. Tasse su tutto. E i poveri? “Mi spiace ma la povertà è vietata, quindi meglio che ne esci e inizi a pagare pure tu le tasse, plebeo!”

Purtroppo questo è il mondo che lo Stato ha creato. Con la ricerca continua dell’uguaglianza, lo Stato non fa altro che creare situazioni tali per cui vivere bene da poveri diventa impossibile. Con tutta l’abbondanza che abbiamo ereditato da questi miracolosi 200 anni di capitalismo un povero potrebbe vivere meglio di un Re del medioevo. Ma l’accesso a questa abbondanza gli è preclusa, senza nessun motivo valido.
E quindi quale vita siamo costretti a fare? Siamo costretti a vivere in totale miseria. Una miseria che si divide in due forme.

  • La miseria di chi non può, o non vuole, lavorare e quindi vive da senzatetto, girovago, disoccupato dannato.
  • O magari la miseria di chi è costretto a fare una vita che non gli calza. Una vita in una finta middle-class, sempre a rincorrere la prossima tassa e la prossima fattura tassata, non voluta, ma necessaria. Costretto a lavorare come schiavo, a condizioni che non gli garbano, perché solo e soltanto lo Stato lo priva di ogni alternativa plausibile. Perché i politici statalisti non vogliono che le persone siano povere ma libere. Povere ma pensanti. Povere e originali. No, i politici statalisti preferiscono vederli crogiolare nella miseria materiale o spirituale.

Questa terribile situazione si è creata solo e soltanto perché gli statalisti vogliono imporre a tutti lo stesso stile di vita. Vogliono renderci tutti uguali, così per alcuni saremo più facili da controllare, e per altri saremo fonte di guadagno, di voti e di facili consensi. “Guardate come abbiamo aiutato i poveri”, dice all’ingenuo elettorato il politico socialista. Ma nel farlo, mente. Pure nei momenti in cui è mosso dalle buone intenzioni, il politico socialista, con il suo spirito di tiranno, non riesce nemmeno ad immaginare uno stile di vita originale. Ha nella sua testa ciò che rappresenta il minimo, e quello deve imporre a tutti. Anche a chi non lo vuole, e a qualsiasi costo.

Invece quello che voglio rivendicare è il diritto di essere poveri e liberi. Ci sono infiniti stili di vita e non sta né a noi e né allo Stato decidere quali stili di vita sono giusti e quali sono sbagliati.
Nessuno deve cercare di imporre uno stile di vita “migliore” perché nel farlo non fa altro che ostacolare lo stile di vita che è davvero migliore per ogni singola persona: quello scelto liberamente.

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